LVD INTERVISTA VF PRODUCTION

“Ogni cliente è una scena nuova” potrebbe intitolarsi questa intervista. Dialogare con dei videomaker è un’ottima occasione per riflettere sul rapporto tra immagine, narrazione, tempo.
Tutti elementi profondamente teatrali, anche se in un altro linguaggio.
Avere uno sguardo che danza, raccontare un mondo in pochi secondi.
Lo sguardo creativo, il rapporto tra immagine, racconto e scena, il valore della regia e del montaggio.
Abbiamo incontrato Luca Franciosi e Lorenzo Vivera, giovanissimi fondatori di VF Production.

Partiamo dall’origine e dalla visione di VF Production.
Come vi siete incontrati e quando avete deciso che il video sarebbe stato il vostro linguaggio?
Eravamo solo conoscenti. Dato che io (Luca, ndr) facevo già video Lorenzo mi ha chiesto un incontro per sapere se lui avesse delle potenzialità in questo ambito.
Da lì abbiamo tentato di capire cosa potessimo realizzare insieme. Quindi abbiamo aperto la nostra partita Iva, consolidando quella che era la nostra fiducia reciproca, a livello personale e a livello lavorativo.

Cosa cercate di raccontare attraverso le immagini?
C’è una cifra stilistica che sentite vostra?

Il nostro stile si è evoluto con gli anni, rafforzando sempre di più un’idea artistica.
Quello che cerchiamo di raccontare è la professionalità del lavoro, mettendo insieme l’obiettivo del cliente, la tematica del video e quello che si vuole esprimere.
Sotto un punto di vista stilistico ogni video che facciamo deve avere un aspetto da opera d’arte, facendo trasparire sempre la qualità.

Tecnica e sguardo.
Lavorate con camere a mano, droni, tecnologie agili.
La tecnica è un mezzo o un’ispirazione?
Entrambi. Senza la tecnica puoi avere una bella idea ma non saperla rappresentare, al contempo se hai già delle ottime competenze tecniche l’idea potrebbe plasmarsi e modificarsi anche in base a delle ispirazioni occasionali.
Le due cose vanno di pari passo.

Il montaggio è una forma di scrittura, come una drammaturgia.
Come capite quando un video “funziona”?

Il montaggio fa tantissimo.
Con un buon materiale video grezzo e un montaggio insufficiente, o inadatto, non si riuscirà mai a valorizzare un lavoro. In parole semplici: funziona un montaggio quando non annoia.
Cerchiamo sempre di compensare quella data tematica con ritmi più veloci e rendere più piacevole la visione.
Un video funziona quando mantiene alta l’attenzione dello spettatore medio.

Anche nel teatro si lavora con spazio, tempo, ritmo, luce, presenza. Cosa vi accomuna, secondo voi, a un regista teatrale?
Il nostro lavoro può essere paragonato a quello di un regista teatrale perché l’obiettivo finale è lo stesso: raccontare e creare una storia, guidare un gruppo di persone per raggiungere un obiettivo artistico. Solo su due scenari diversi: per uno solo le assi di un palcoscenico, per l’altro l’inquadratura di una telecamera.

Oggi moltissimi contenuti spariscono nel feed.
Come si costruisce un video che lasci il segno, in un mondo che scorre veloce, tra gente che scrolla ogni tre secondi?

Sui social è impossibile, se non sei già un personaggio con una community consolidata, lasciare il segno.
Per quanto tu possa sforzarti a fare contenuti di qualità professionale, il video sarà semplicemente un punto di attenzione per breve tempo, per poi essere scrollato. A meno che tu non riesca a costruirti una community che ti segue per quello che sei e che ti sei costruito nel tempo, e non per quello che pubblichi.
Sui social, dove e persone faticano a focalizzarsi su un video o su una tematica, è molto difficile costruirsi una storia dove lasciare il segno. Ad esempio: tanti anni fa YouTube, una piattaforma dove le persone ti seguivano per il tuo valore, era più facile lasciare un segno indelebile.

Un’immagine che non dimenticherete mai?
Un progetto che vi ha emozionato?
Quello che non dimenticheremo mai.
Era il nostro primo matrimonio da videomaker. La sera prima Lorenzo compiva gli anni e quindi siamo tutti andati a dormire molto tardi e in corpo avevamo circa due ore di sonno a testa.
Dopo un bel viaggio di quasi quattro ore a Val Di Luce, la sposa – discretamente brilla – si è inalberata improvvisamente contro di noi: dovendo retrocedere per raggiungere il marito, si stava inciampando sul suo velo e Lorenzo l’ha avvertita, ma lei ha pensato che la stesse deridendo. Noi siamo rimasti allibiti e ammutoliti… ed eravamo solo a metà giornata. Quindi siamo arrivati a fine giornata con questo clima teso. Come se non bastasse, durante l’ultima scena con il drone, un nostro operatore ha perduto il drone su un albero rischiando di perdere tutte le scene girate…
Alla fine, comunque, il video le è piaciuto molto e tutto si è risolto.
Il progetto che più ci ha emozionato è stato il poter partecipare alla realizzazione di un film girato a Parma, dove abbiamo lavorato come cameraman, fonico e direttore generale della troupe tecnica.
Abbiamo vissuto momenti bellissimi con attori e altre persone splendide. Elemento ulteriore importantissimo: proprio grazie a questo lavoro ho conosciuto quella che è la mia ragazza.

un progetto di:

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